Dietro l’insonnia possono nascondersi meccanismi complessi che meritano di essere riconosciuti e affrontati con un percorso mirato. In questo articolo condivido alcune riflessioni nate dall’intervista rilasciata a Vanity Fair Italia e l’occasione per parlare di un disturbo tanto comune quanto ancora troppo spesso sottovalutato.
Qualche mese fa ho avuto il piacere di essere intervistata da Vanity Fair Italia per un articolo dedicato all’insonnia e al percorso vissuto dalla giornalista Viola Francini all’interno di una clinica del sonno con cui collaboro.
Ho accolto con entusiasmo questa intervista perché per me rappresenta un’importante occasione per parlare di un tema che incontro quotidianamente nella mia pratica clinica. L’insonnia è una condizione estremamente diffusa ma ancora troppo spesso sottovalutata; parlare di diagnosi, prevenzione e percorsi di cura significa aiutare sempre più persone a riconoscere un problema che non dovrebbe essere considerato un problema secondario, con cui imparare a convivere.
Ciò che ho apprezzato maggiormente di questo articolo è il modo in cui racconta l’insonnia non soltanto come un disturbo del sonno, ma come un’esperienza profondamente umana: la difficoltà ad addormentarsi, i risvegli precoci, la sensazione di affrontare ogni giornata senza aver davvero recuperato le energie.
Nel corso dell’intervista ho cercato di trasmettere un messaggio semplice ma fondamentale: l’insonnia non riguarda soltanto il numero di ore dormite. Dietro questo disturbo si nascondono spesso meccanismi complessi che è importante conoscere per poter intervenire in modo efficace.
Uno dei fattori più frequentemente coinvolti è l’iperattivazione del sistema nervoso, una condizione in cui il cervello rimane costantemente “in allerta”, anche quando il corpo avrebbe bisogno di rallentare e riposare.
Nella pratica clinica incontro spesso persone che non presentano particolari patologie, ma che conducono ritmi di vita poco compatibili con la fisiologia del sonno. Stress prolungato, lavoro nelle ore serali, esposizione continua agli schermi, attività mentale incessante e orari irregolari possono favorire l’insorgenza e il mantenimento di un’insonnia che, se trascurata, può diventare cronica.
Per questo motivo il primo passo non è cercare una soluzione immediata, ma comprendere quali siano i meccanismi che sostengono il disturbo. Prima di parlare di terapie è fondamentale escludere eventuali problematiche respiratorie, cardiovascolari o neurologiche che possono compromettere la qualità del sonno e costruire un percorso diagnostico realmente personalizzato.
C’è poi un altro aspetto che ritengo importante sottolineare: la diffusione di questi disturbi. Milioni di persone soffrono di problemi del sonno e, nonostante questo, l’insonnia viene ancora troppo spesso sottovalutata o affrontata esclusivamente con rimedi “fai da te”. Dormire male non significa dover convivere con il problema: oggi disponiamo di percorsi diagnostici e terapeutici efficaci, che possono essere adattati alle caratteristiche e alle esigenze di ogni paziente.
Ringrazio Vanity Fair Italia per aver contribuito a portare questo tema all’attenzione del grande pubblico e per aver raccontato, attraverso l’esperienza di Viola Francini, quanto il sonno rappresenti una componente essenziale della salute e della qualità della vita.
L’articolo completo è disponibile sul sito di Vanity Fair Italia. https://www.vanityfair.it/article/clinica-del-sonno


